Palazzo Borea d’Olmo: residenza di una delle più antiche casate della città.

Il grandioso palazzo, Palazzo Borea d’Olmo, rappresenta il più importante edificio civile della città e il più grande  dell’intera Liguria occidentale, è sempre stato la sontuosa residenza della famiglia Borea d’Olmo, una delle più antiche e prestigiose casate della città, indissolubilmente legata alle sorti di Sanremo fin dal XV secolo.

Il Palazzo Borea d’Olmo è elevato a cinque piani fuori terra, è adornato da un ampio cornicione di epoca  rinascimentale (complessivamente un perimetro di 185 metri a circa 25 metri dal suolo), che si armonizza con la ricca ed estrosa decorazione barocca delle facciate sottostanti. Il complesso, che era sicuramente circondato in passato da un parco e vasti appezzamenti agricoli, poi scomparsi a causa dell’espansione edilizia cittadina dell’ottocento, è stato, a partire dalla fine del XV secolo, più volte ampliato, ristrutturato e ridecorato fino ad assumere in piena epoca barocca la sua attuale fisionomia architettonica.

L’ingresso al Palazzo Borea d’Olmo è contrassegnato da due portali marmorei cinquecenteschi, prospicienti via Matteotti e via Cavour, con i portoni originali in legno foderati in ferro a lamine borchiate. Le due grandi porte risultano sormontate da altrettante nicchie, che ospitano la statua della Vergine con il Bambino sulla facciata sud, e quella di San Giovanni Battista sul lato ovest, che probabilmente è ricollegabile al nome portato frequentemente in passato da insigni esponenti della famiglia Borea. Entrambe sono attribuite allo scultore fiorentino Fra’ Giovanni Angelo da Montorsoli importante apprendista di Michelangelo.

Palazzo Borea d'Olmo
Palazzo Borea d’Olmo, credit: wikipedia

Dal portale della Vergine del Palazzo Borea d’Olmo si accede al monumentale atrio-scala “alla genovese”, formato da due vani, di cui il primo è caratterizzato da un’ampia volta a padiglione lunettato, mentre il secondo, in posizione posteriore rispetto al precedente e leggermente sopraelevato, risulta coperto da volte a crociera sorrette da slanciate colonne in marmo. Una grande  scala d’onore sale quindi agli appartamenti superiori, nei cui ambienti risiedevano i membri della famiglia padronale, mentre il personale della numerosa servitù era solita abitare nei più semplici e modesti piani ammezzati.

Il primo piano nobile, che non è attualmente visitabile in quanto privato, è stato trasformato e decorato verso la fine del Seicento dal pittore genovese Giovanni Battista Merano, Tra i vari ambienti si distingue in particolare la galleria, ornata di specchi, busti e dipinti, che rappresenta una soluzione architettonica adottata di frequente nelle grandi dimore barocche. Lo stesso Merano dipinse anche le Storie della Passione, che adornano la cappella principale del primo piano, il cui apparato decorativo comprende anche un pregevole dipinto di Van Dyck raffigurante una Crocifissione

Il secondo piano nobile, che  fino al suo trasferimento a Palazzo Nota nel dicembre del 2016, ha ospitato  il Museo Civico di Sanremo, presenta oltre ad un altra cappella e ampie sale riccamente decorate di epoca settecentesca,  la camera da letto nota per aver ospitato, nella notte tra l’11 e il 12 febbraio del 1814, il Papa Pio VII.

Nel corso della sua lunga storia il palazzo Borea d’Olmo, nonostante i danni riportati nel terremoto  del 1787 e nella seconda guerra mondiale, si è conservato integro fino ai nostri giorni ed ha ospitato molti illustri personaggi di passaggio nella nostra città, tra i quali, oltre a Papa Pio VII, si possono ricordare la Regina di Spagna Elisabetta Farnese nel 1714 e, una seconda volta, nel 1756, il Re di Sardegna Carlo Emanuele III di Savoia  nel 1746, l’Infante di Spagna Filippo di Borbone nel 1747, il pittore francese Jean-Honoré Fragonard nel 1773, la regina Maria Cristina di Savoia nel 1843 e il principe Filippo di Edimburgo nel 1948.

 I Borea, originari della Bretagna, furono noti tra il XII e il XIV secolo a Venezia dove ricoprirono cariche importanti presso il Maggior Consiglio e in Romagna dove nel 1420 furono insigniti del titolo nobiliare dal Papa Martino V.

Nel 1430 un esponente della casata, Antonio Borea, si trasferì a Sanremo dove divenne  Podestà e fece costruire un piccolo edificio presso la Porta di Santo Stefano. Dobbiamo aspettare però il 1498 per vedere la posa della prima pietra dell’attuale palazzo da parte di Gio Batta Borea.

Da quel momento la famiglia Borea rimase stabilmente a Sanremo con parecchi suoi componenti che si distinsero in modo particolare al servizio della Chiesa e delle istituzioni pubbliche, facendosi sempre amare dalla popolazione per la sua  grande generosità e disponibilità nei confronti dei più poveri e infelici.

 Il casato ottenne il 6 luglio 1773 il titolo di marchesi d’Olmo dal re di Sardegna Vittorio Amedeo III, mentre nel 1813 Tomaso Gio Batta, allora sindaco di Sanremo, fu insignito del titolo di Barone dell’Impero francese. Nel 1914 la famiglia venne elevata infine alla dignità ducale dal re d’Italia Vittorio Emanuele III. Nel corso della loro lunga permanenza nella nostra città i Borea d’Olmo diedero a Sanremo numerosi importanti personaggi, tra cui valorosi militari, uomini di cultura, diplomatici, amministratori e sindaci.

Giovanni da Montorsoli 

Fra’ Giovanni Angelo da Montorsoli (1507 ca – 1563) uno dei maggiori rappresentanti del manierismo michelangiolesco, collaborò a più riprese con lo stesso Michelangelo nella realizzazione della Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze. Tra le altre sue opere si segnalano la fontana di Orione e del Nettuno a Messina e l’altare maggiore della chiesa bolognese di Santa Maria dei Servi. Avendo risieduto per vari anni in Liguria, e in particolare a Genova, dove realizzò la statua di Andrea Doria che si trova nel mausoleo della nobile famiglia genovese nella chiesa di San Matteo, è assai probabile che egli stesso abbia disegnato i portali destinati ad accogliere le sculture commissionategli dalla famiglia Borea.

La  visita del Papa

Una stanza da letto  del palazzo è particolarmente suggestiva in quanto  nota per aver ospitato, nella notte tra l’11 e il 12 febbraio del 1814, il papa Pio VII nel corso del suo viaggio di ritorno a Roma dall’esilio francese di Fontainebleau. L’ambiente del soggiorno papale è stato conservato nel suo aspetto originario caratterizzato dalla vivace decorazione delle volte, dove schiere di angeli danzanti si rincorrono nel cielo.

Lo spazio del letto risulta poi nettamente separato dall’antistanza tramite un’arcata, mentre due porticine aperte ai lati consentono l’accesso alle stanze di toeletta. Dopo la partenza del pontefice, la famiglia Borea fece affiggere sulle porte della stanza e del salone dove soggiornò il Papa due lapidi commemorative, il cui testo fu approvato dallo stesso Pio VII, che lo lesse prima di lasciare il palazzo. 

Fonte: in collaborazione con il Liceo Cassini di Sanremo

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