Chiesa di San Siro: la zona di culto più antica di Sanremo


La chiesa di San Siro, anche nominata Insigne Basilica Collegiata Cattedrale di San Siro, risulta essere la zona di culto più antica della città di Sanremo.

L’odierna chiesa di San Siro magnifico prototipo di chiesa romanica, venne edificata nel dodicesimo  secolo (si pensa ad opera dei Maestri Comacini) sui resti di una piccola chiesa paleocristiana, risalente  all’ 811 dove il vescovo Siro, proclamato santo in seguito celebrava messa.

La struttura della chiesa di San Siro è costituita da un parallelogramma a tre navate, con un doppio ordine di colonne e archi a sesto acuto. Nonostante l’interno appaia chiaramente di impostazione romanica, risulta altresì evidente una tendenza generale dell’insieme orientata verso il gotico, che si manifesta in modo esplicito nella forma dei capitelli e nell’adozione di arcate ogivali, accompagnata dall’impiego parziale di blocchi non perfettamente squadrati in pietra nera. 

La chiesa odierna è in realtà il frutto di una lunga ricostruzione della struttura protoromanica modificata nel corso dei secoli fino alle importanti modifiche dell’epoca barocca dovute anche problemi di stabilità.  

Chiesa di San Siro

Le sovrapposizioni barocche vennero progressivamente eliminate con i lavori di restauro di inizio 900 atti al recupero degli elementi originari per restituire alla chiesa per quanto possibile la sua originaria fisionomia medievale.

Per chi visita la chiesa oggi, sono numerosi gli spunti d’interesse forniti tanto dai resti delle prime costruzioni, quanto dagli innesti più recenti. Risalente al periodo della chiesa primitiva è il bassorilievo della porta laterale sinistra, perfetta espressione del sentimento delle immagini cristiane del periodo, ispirate a mitezza e amore. Sull’altro lato, il bassorilievo (probabilmente della prima metà dei Seicento) rappresenta la Vergine con il bambino in grembo: ai suoi lati Siro e Romolo, con mitra, pastorale e gli attributi del Drago, del Libro e della Spada.

All’interno della chiesa, invece, particolarmente interessanti sono il crocefisso nero della navata destra, protettore della gente di mare e sostegno della comunità sanremasca nei periodi di calamità, il tabernacolo nell’altare del Santissimo Sacramento, pregevole opera del Rinascimento scolpita in bassorilievo su una lastra di marmo murata a 1,40 m dal pavimento, e la tavola del coro, opera del ’500 raffigurante San Siro, Pietro e Paolo alla sua sinistra e Giovanni Battista e Romolo a destra. E ancora da segnalare, tra gli elementi che assumono maggior rilevanza storica e artistica, il crocifisso dell’altare maggiore e la statua della Madonna del Rosario, entrambe opere di Anton Maria  Maragliano. Il campanile dopo diverse traversie  venne ricostruito nel 1948 in stile barocco.

Il Tesoro di San Siro comprende infine una serie di preziosi oggetti in argento di scuola genovese, quali messali, catini, ostensori e calici, dei secoli XVI-XIX e numerosi paramenti sacri, di notevole rilevanza storica e artistica, mentre l’archivio parrocchiale contiene anche moltissimi appunti relativi alle vicende storiche della città.

Maestri Comacini erano architetti, muratori, decoratori  ed artisti, raggruppati in una corporazione di imprese edili itineranti, attive fin dal VII-VIII secolo, composte da professionisti specializzati originari della zona dei laghi in Lombardia.

Queste maestranze  si dice fossero rimaste le sole depositarie delle tecniche costruttive romane andate per lo più perdute con la caduta dell’impero, creando in questo modo una loro nuova arte, quella romanica alto medievale.
I Maestri Comacini furono tutti maestri anonimi, nessun loro singolo nome è passato alla storia a testimonianza dell’importanza che essi stessi davano alla forza del gruppo.

Il crocefisso nero è opera di un autore sconosciuto, probabilmente del XV secolo. Ad esso è collegato un evento considerato miracoloso. il 7 agosto 1543, giunse a Sanremo la notizia di una prossima incursione saracena. Nel corso di una messa propiziatoria svoltasi poco prima della battaglia, il Cristo, irradiandosi di luce, si volse sorridente verso il podestà Luca Spinola con espressione benigna. Più tardi la milizia cittadina, guidata dallo stesso Spinola, scontratasi contro i saraceni presso Verezzo ottenne la vittoria (Battaglia della Parà). Secondo alcune fonti lo stesso crocefisso fu portato in battaglia come vessillo. 

Il campanile

Non ci sono informazioni certe sul primo campanile edificato, ma si ritiene che la prima struttura non dovesse superare l’altezza della chiesa.

Dopo progressive modifiche per assicurare maggiore stabilità alla struttura, rimase immutato fino al 7 luglio 1753, quando, in seguito ad una disputa degenerata in uno scontro aperto tra Sanremo e Genova, i genovesi calarono a terra il Campanone, simbolo della rivolta sanremese e abbatterono il campanile.   La ricostruzione cominciò immediatamente, anche se avvenne disordinatamente e con l’utilizzo di pietrame e materiale troppo pesante che, con l’andare del tempo portò a lesioni così gravi da potare alla chiusura della chiesa nel 1940. Dopo il 

Dopo una messa in sicurezza provvisoria, dopo la guerra venne demolita la struttura e si cominciò a ricostruire il campanile in stile barocco. L’opera venne completata il 16 marzo del 1948, quando sulla cima del campanile venne posta la bandiera di Sanremo.

Vicende storiche di fondamentale importanza avvennero in questa chiesa: nel 1297 quando l’arcivescovo di Genova Jacopo da Varagine passò i diritti su Sanremo alla signoria dei Doria e De Mari che perdurò fino al 1319.

Nel 1530 la chiesa fu formalmente fregiata del titolo di “Insigne collegiata” e, qualche anno più tardi, subì le incursioni dei corsari turchi che, non trovando nulla di prezioso, demolirono l’altare della chiesa.

Il 7 luglio 1753 la campana della chiesa di San Siro diede inizio con il suo rintocco alla rivolta popolare contro la Signoria della Repubblica di Genova. Una volta sedata la sommossa, la torre campanaria fu abbattuta dal comandante genovese Agostino Pinelli e per rivalsa  la campana, chiamata con affetto dai sanremesi “Bacì”, fu portata nel Palazzo Ducale di Genova e  poi riconsegnata a pezzi solo nel 1784. 

Fonte: in collaborazione con il Liceo Cassini di Sanremo

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