26 Gennaio 2026

Tredici Pietro a Sanremo 2026: l’dquilibrista di Bologna debutta con “Uomo che cade”

Il debutto di Tredici Pietro (Pietro Morandi) al Festival di Sanremo 2026 è uno dei cortocircuiti narrativi più affascinanti di questa edizione. Il rapper bolognese, classe 1997, arriva alla kermesse con il brano “Uomo che cade”, portando con sé una discografia solida che ha saputo smarcarsi dall’ingombrante ombra paterna per brillare di luce propria tra rime taglienti e sonorità lo-fi.

Le radici: Tra “Pizza e fichi” e il Liceo Minghetti

Nato a Bologna dal matrimonio tra Gianni Morandi e Anna Dan, Pietro ha scelto lo pseudonimo “Tredici Pietro” quasi come uno scudo. La sua carriera inizia nel 2018 con “Pizza e fichi”, un pezzo che ha fatto discutere ma che ha immediatamente chiarito una cosa: Pietro sa scrivere. La collaborazione con il produttore Mr. Monkey ha definito il suo stile nei primi anni: un rap dai toni pastello, molto bresciano-bolognese, che parlava di quotidianità con un linguaggio fresco e colto, figlio degli anni passati tra i banchi del liceo classico.

La maturazione: “Assurdo” e il legame con la nuova scena

Pietro è stato tra i primi a intuire il potenziale di artisti oggi enormi. Il suo primo EP, Assurdo (2019), conteneva l’unico featuring di una allora giovanissima Madame. Il suo legame con il duo Psicologi e le collaborazioni con Mecna e Naythanno confermato che il suo posto era nel cuore del rap d’autore italiano. Pietro non ha mai cercato la hit facile da classifica, preferendo costruire un immaginario coerente fatto di “soliti posti e soliti guai”.

2025: L’anno della verità e il brano con Fabri Fibra

Il 2025 è stato l’anno della svolta definitiva. L’album “Non guardare giù” ha mostrato un lato più oscuro e consapevole. Brani come “Morire” e “Verità” hanno preparato il terreno per la chiamata di Fabri Fibra, che lo ha voluto nel singolo “Che gusto c’è”. Questa “benedizione” da parte del fondatore del rap moderno in Italia ha dato a Pietro la legittimazione finale di cui aveva bisogno per affrontare il palco dell’Ariston da protagonista.

Sanremo 2026: “Uomo che cade”

Il brano sanremese “Uomo che cade” è una riflessione sulla pressione sociale e sulla paura del fallimento. Musicalmente, ci si aspetta una commistione tra il beat urban e una scrittura più vicina alla grande scuola dei cantautori bolognesi. È una canzone coraggiosa, perché Pietro sa che gli occhi di tutti saranno puntati su di lui, pronti a fare paragoni. Ma, come suggerisce il titolo del suo ultimo album, lui ha deciso di “non guardare giù” e di puntare dritto al cuore del pubblico.


5 Curiosità che non sapevi su Tredici Pietro

  1. Il significato di “Tredici”: Il numero 13 nel suo nome d’arte non è casuale, ma è legato a un gruppo di amici d’infanzia di Bologna con cui è cresciuto. È un richiamo costante alle sue radici e alla sua “crew” originale, nonostante il successo.
  2. Lo “scontro” artistico in famiglia: Pietro ha ammesso che all’inizio suo padre Gianni era un po’ perplesso riguardo alle sue scelte musicali e ai testi crudi del rap. Tuttavia, col tempo, Gianni è diventato il suo primo fan, arrivando anche a scherzare sui social con video in cui prova a “rappare” i pezzi del figlio.
  3. Pioniere della “Lo-Fi” italiana: Insieme a Mr. Monkey, Pietro è stato uno dei primi a portare sonorità lo-fi e meno aggressive nel rap mainstream italiano, aprendo la strada a un genere più introspettivo e meno legato ai cliché dei “soldi e macchine”.
  4. Passione per la scrittura classica: Gli studi al Liceo Classico Minghetti hanno influenzato profondamente il suo vocabolario. Pietro ama inserire citazioni e strutture metriche che tradiscono una passione per la letteratura, rendendo i suoi testi più stratificati rispetto alla media dei rapper della sua età.

Il legame con gli Psicologi: Pietro è considerato il “terzo membro onorario” degli Psicologi. Il brano “Vestiti d’odio” è diventato un inno per la Generazione Z e ha sancito un’amicizia che va ben oltre la semplice collaborazione professionale, basata sulla condivisione di una visione malinconica della realtà urbana.