La seconda serata di Sanremo è da sempre il banco di prova per la tenuta dello show. Tra l’eredità record di Amadeus e i solidi precedenti delle edizioni firmate Conti, i numeri di quest’anno si intrecciano in un confronto serrato tra passato e presente.
Mercoledì 25 febbraio, il Festival di Sanremo 2026 ha tenuto incollati alla tv 9.055.000 di spettatori. In termini di share, rappresentano il 59,5%: 5 punti in meno rispetto all’anno scorso, il primo dal ritorno di Conti, aveva raggiunto il 64,6%. Due anni, l’ultimo della gestione Amadeus, la serata d’esordio aveva raggiunto il 60,1%.
Ma Sanremo oggi non è più solo TV: l’anno scorso il digitale ha pesato enormemente, con 400 mila persone collegate da altri dispositivi e ben 300 mila video on demand scaricati su RaiPlay solo per questa serata.
Il confronto con il « passato » di Conti
È però interessante notare come il panorama televisivo sia cambiato drasticamente da quando Carlo Conti ha guidato il suo ultimo Festival nel 2017. All’epoca, i 10,2 milioni di spettatori raccolti valevano il 44,6% di share. L’anno prima, nel 2016, aveva fatto ancora meglio con 10,6 milioni di persone davanti allo schermo.
Perché questa differenza di share a parità di spettatori? Negli ultimi anni, la durata dei blocchi pubblicitari e, soprattutto, l’allungamento della trasmissione fino a notte fonda hanno gonfiato le percentuali, rendendo i confronti diretti con il 2015-2017 un esercizio complesso ma affascinante.
Un decennio di oscillazioni
Il Festival ha vissuto momenti molto diversi:
- Il picco di ascolto « puro » del 2022 con oltre 11,3 milioni di media.
- Il momento buio del 2021, l’anno della pandemia e del teatro vuoto, dove la seconda serata scese a 7,5 milioni di spettatori (42,1% di share).
- La partenza cauta del 2020 (il primo anno di Amadeus), che con 9,6 milioni di spettatori sembrava un ottimo risultato, prima di esplodere nelle edizioni successive.