C’è una voce che sembra arrivare da lontano, carica di storie, di viaggi e di una sensibilità che non teme di mostrare le proprie ferite. Ermal Meta torna a Sanremo con un brano dal titolo dolcissimo, « Stella Stellina », ma che nasconde tra le pieghe della melodia un dolore universale e un’invocazione necessaria.
Dalla voce della figlia al dramma di Gaza
L’ispirazione per il brano è nata tra le mura di casa, quasi per caso. «Viene proprio da mia figlia, che ha iniziato a parlare da poco», ha raccontato Ermal. «Un giorno ripeteva continuamente “Stella stellina”, la ninna nanna che tutti conosciamo. Ho preso la chitarra e il brano è uscito dopo mezz’ora: da quel momento, quelle parole hanno assunto un significato diverso».
Quella che doveva essere una semplice canzone della buonanotte si è trasformata in un manifesto contro la brutalità umana. Ermal ha scelto di dare voce a chi non ce l’ha, portando sul palco dell’Ariston la vita spezzata di una bambina in Palestina, prigioniera «tra muri e mare», in quella striscia di terra dove la notte non porta sonno, ma terrore.
Un grido di impotenza contro la guerra
In « Stella Stellina », la filastrocca popolare diventa una tragica elegia per le giovani vite stroncate dal conflitto a Gaza. Il brano esplora l’impotenza di un padre, e di un uomo, di fronte alla ferocia della guerra:
- Il contrasto: La purezza dell’infanzia che impara le prime parole si scontra con la violenza di un mondo che distrugge il futuro.
- La collina della speranza: Nel testo, Ermal immagina una collina ideale dalla quale attendere una nuova primavera. È l’attesa di una rinascita che metta fine al rumore delle bombe per restituire ai bambini il diritto alla serenità.
- La ninna nanna come preghiera: «Stella stellina, la notte si avvicina» non è più un rito di passaggio verso il sonno, ma il racconto di un’oscurità che rischia di inghiottire la speranza se non si trova il coraggio di invocare la pace.