Immaginate il vento dell’Adriatico che soffia tra i libri di Storia dell’Arte, la teologia e il punk. Se mettessimo tutto questo in un unico spartito, otterremmo la musica di Maria Antonietta e Colombre. Letizia e Giovanni non sono solo due artisti che condividono il palco: sono una coppia nella vita da oltre dieci anni, un’unione che rappresenta l’anima più autentica e intellettuale della musica indipendente italiana.
Tra sacro, profano e mostri marini
Lei, Letizia Cesarini, è una “tigre assente” che cita Cristina Campo e studia le reliquie. Ha iniziato urlando in inglese, omaggiando Giovanna d’Arco, per poi approdare a un cantautorato italiano che graffia e carezza, sospeso tra Nada e PJ Harvey. La sua è una ricerca costante del sacro nelle piccole cose, che l’ha portata a scrivere libri e condurre programmi d’arte sacra.
Lui, Giovanni Imparato, in arte Colombre, ha preso il nome da un mostro marino di DinoBuzzati. Ex frontman dei Chewingum, ha costruito un universo solista fatto di equilibrio e melodie preziose. È il compagno di viaggio perfetto, colui che ha prodotto e arrangiato gran parte dei lavori di Maria Antonietta, restando spesso un passo indietro, ma sempre presente come baricentro creativo.
“La felicità e basta”: una resa dolcissima alla realtà
Dopo anni di canzoni sulla delusione e sulla ricerca, a Sanremo 2026 i due decidono finalmente di presentarsi insieme con “La felicità e basta”. Un titolo che suona come una conquista faticosa, quella di chi ha attraversato tempeste e problemi di salute, trovando rifugio l’uno nell’altra.
Il brano è un grido di ribellione contro l’ipocrisia dei messaggi motivazionali contemporanei. In un mondo che ci impone di “essere noi stessi” a ogni costo, Maria Antonietta e Colombre mettono a nudo la realtà:
- Contro il privilegio: Il testo sottolinea come sia facile parlare di gioia “sulle spiagge dei Caraibi”, mentre la realtà comune è fatta di ansia, stanchezza e precarietà.
- La metafora della “rapina”: Il brano invita a smettere di sentirsi in colpa per i propri fallimenti (“la colpa non è nostra”). La felicità va ripresa con forza, quasi fosse un atto di insurrezione contro le aspettative altrui.