27 February 2026

Michele Bravi a Sanremo 2026: L’elogio dello smarrimento in “Prima o poi”

Esistono artisti che non cantano solo note, ma sussurrano frammenti di vita. Michele Bravi è uno di questi. Dalla vittoria a X Factor nel 2013 al trionfo di critica con “Il diario degli errori”, Michele ha saputo trasformare il pop in una forma di letteratura sonora, diventando il manifesto di una generazione che non ha paura di mostrarsi fragile.

Dopo aver attraversato la “geografia del buio”, Michele torna all’Ariston nel 2026 con una consapevolezza nuova: quella di chi sa che le ferite, col tempo, possono diventare feritoie da cui entra la luce.

Un’anima poliedrica tra cinema e teatro

Negli ultimi anni, Michele ha confermato di essere un’artista totale. Lo abbiamo visto sul grande schermo per Saverio Costanzo in “Finalmente l’alba”, lo abbiamo apprezzato come giudice sensibile ad Amici e lo abbiamo letto come poeta. Nel 2024 e nel 2025 ha continuato a sfidare i generi, esplorando sonorità teatrali e cinematografiche, portando in scena una presenza che mescola la moda d’avanguardia alla purezza del canto.

“Prima o poi”: Il diario disordinato di una fine

Quest’anno, però, Michele decide di spogliarsi di ogni eroismo per raccontare la goffaggine della sofferenza“Prima o poi” è il diario disordinato di chi non ha ancora trovato un equilibrio dopo la fine di un amore. La casa diventa lo specchio del caos interiore: piatti non lavati, dischi per terra, la spesa dimenticata e l’abitudine malinconica di scorrere le foto sul telefono ridendo da soli.

Il brano esplora il lato “tragicomico” dell’abbandono:

  • La perdita dei punti di riferimento: Il protagonista si osserva con lucidità quasi spietata, definendosi “scemo” mentre gira con i calzini spaiati o si presenta fradicio a una cena, dimenticando persino il cognome del padrone di casa.
  • L’ambiguità del ritorno: Il ritornello gioca su un dubbio sottile. Quel “prima o poi” è rivolto all’altro o a se stesso? È l’ex che deve smettere di mancare, o è il protagonista che deve finalmente imparare a non sentirne più l’assenza?
  • Il vuoto della memoria: Il momento più alto della canzone arriva sotto il citofono dell’ex, quando il desiderio di chiamare si scontra con un vuoto improvviso: non ricordare più il nome di chi, per anni, si è chiamato solo “amore”.

Oltre l’ossessione della performance

In controluce, “Prima o poi” diventa un piccolo manifesto contro l’obbligo di essere sempre impeccabili e risolti. Michele Bravi ci ricorda che si può essere smarriti, contraddittori e persino ridicoli. Non c’è bisogno di guarire subito: si può restare nel disordine, perché prima o poi tutto trova il suo posto… forse.

Preparate i cuori: Michele è pronto a portarci nel suo salotto spettinato per ricordarci che la guarigione passa anche attraverso la tenerezza di ammettere che, per ora, non sappiamo dove abbiamo messo le chiavi di casa.


🎤 Dal vivo: Le parole di Michele in conferenza